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Storie sotto l’albero #2 “Maria Lavava”

Maria Lavava.

 

Per tutti quelli come me che hanno avuto la fortuna di aver conosciuto la propria Nonna, averla amata e rispettata nel tempo, sono sicuro che il suo ricordo rimarrà indelebile nella memoria.
Il ricordo della Nonna non è un ricordo esclusivamente mentale, ma coinvolge tutti e cinque sensi: olfatto, gusto, tatto, vista e udito.

Il mio ricordo olfattivo della Nonna Maria è senza dubbio legato al profumo inebriante che usciva dalla sua cucina.
Il piacere per il profumo che sentivo lì, nonostante io per lavoro faccia lo Chef e quindi sia sempre in giro per alberghi e ristoranti, non sono riuscito a provarlo nemmeno nei locali pentastellati. Pomodori secchi, bottarga, olive, tonno (Nonna Maria adorava il pesce), tutto fuoriusciva da quella stanzetta fino a tutta la via e al centro del paese.

Ricordo che poi, seduto a tavola, la sensazione permaneva e si amplificava. In quei piatti vi era, non solo il pesce più buono del mondo ma anche la creatività di mia Nonna e l’amore che provava per me. Lo sentivo a ogni singolo boccone quell’amore e avrei riconosciuto degli spaghetti alla bottarga fatti da mia Nonna Maria anche a una fiera di enogastronomia d’eccellenza internazionale proprio per quell’ingrediente che avevano in più.

Un’altra cosa che faceva sempre mia Nonna Maria era lavare e stendere i panni. Lo faceva in maniera compulsiva e forsennata ma vi era un perché…
Nella terrazza accanto a casa della Nonna Maria abitava il vecchio generale Liberti. Uomo sull’ottantina affabile e con una bella pensione.
La Nonna Maria sperava forse in un’integrazione della sua pensione minima oppure semplicemente gli occhi incassati e cerulei del generale Liberti l’avevano conquistata.

Insomma, ogni qual volta che mia Nonna usciva a stendere i panni, si sentiva dalla terrazza accanto:

“Maaariaaa” con voce roca, rapace, più da marito che da vicino di casa.

E mia Nonna, alla quale mancavano i soldi ma non la simpatia, rispondeva a quel “Mariaaaa”

“Lavava, E Giuseppi stinneva. E u picciriddu nda naca chianceva.”

Traduzione:
Maria lavava, Giuseppe stendeva, e il bambino nella culla piangeva.

Niente più che una filastrocca di Natale insomma ma che a furia di ripeterla come due uccellini in amore era ormai nota a tutto il vicinato che insieme a mia Nonna Maria la intonava…

 

Non ho mai più mangiato come a casa tua Nonna ma ho provato a diventare uno Chef e ci sono riuscito.
Sono sicuro che Tu e il generale Liberti, mentre tu stendi i panni fra le nuvole, ci abbiate messo una buona parola col grande Capo.

 

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