Storie sotto l’albero: #1 Gianni e Gianni

Tra Gianni e Gianni non scorreva buon sangue da tutta la vita. Da bambini perché provavano una reciproca antipatia. Da ragazzi perché Gianni aveva cambiato casa. Da adulti perché…

Via Umberto, Catania, 1950

Era nato. Finalmente era nato.
Il figlio della Signora Sgroi, che tutti sapevano che figli non ne poteva avere, quel 24 Dicembre del 1950 era venuto alla luce. Come il bambinello.
Tutto il quartiere gridò al miracolo, e non fu da meno la madre del piccolo Gianni.

Quella notte erano tutti impegnati, tutti curiosi, e non fu da meno la madre del piccolo Gianni che nella foga di andare a fare “curtigghio” si dimenticò il figliuolo a casa proprio per la vigilia di Natale.
Lui rimase li, ad attenderla, fino quasi alle undici di sera. Più il tempo passava e più lui si innervosiva.
Come aveva potuto sua madre dimenticarsi a quel modo di lui proprio la notte di Natale?

Rintoccarono le undici e Gianni non ne poté più: si infilò il cappotto e si diresse verso casa Sgroi, non era molto lontano da lì.
Giunto davanti alla casa trovò la porta aperta: le persone entravano e uscivano, portando doni, ridendo e gioendo proprio come se il piccolo Sgroi di nome facesse Gesù.

.Appena entrato nella stanza lo vide in braccio a sua madre, mentre la Signora Sgroi stava intrattenendo gli ospiti. Nessuna visione gli avrebbe spezzato di più il cuore, ma sua madre non lo capì e gli disse:

Vieni, vieni a conoscere il piccolo Gianni. Si chiama comu attia.

Quello fu il momento in cui Gianni provò per la prima volta odio in vita sua: quel marmocchio gli aveva rubato il Natale, sua Madre e persino il nome!

Qualche anno dopo, si ritrovavano ragazzini a giocare nello stesso quartiere.
Il piccolo Gianni era un campione a calcetto e a scuola lo avevano fatto entrare nella squadra nonostante fosse in prima e gli altri giocatori in quarta, ovviamente al posto di Gianni che passò in panchina la sua quinta elementare.

Da adolescenti, poi, Rosaria si era perdutamente innamorata del piccolo Gianni (nonostante fosse quattro anni più giovane di lei).  Li vide, Gianni, baciarsi sotto casa, poco dopo essersi risoluto a comprarle un mazzo di rose e dichiararle finalmente il suo amore.

Poi venne il tempo del militare. Il piccolo Gianni aveva compiuto diciotto anni e aveva ricevuto una lettera in cui gli comunicarono che doveva trasferirsi in caserma a Treviso, e Gianni ovviamente fece i salti di gioia.

Il piccolo Gianni partì, e Gianni riebbe finalmente la quiete. Gli sembrò strano, ma era sicuro però che le cose sarebbero andate meglio da quel momento in poi.

Via Umberto, Catania, 1983

Affacciato al balcone, Gianni, vide la signora Sgroi avere un mancamento mentre stendeva i panni.
Gianni nel frattempo era diventato infermiere, ma questo non c’entrava, chiunque sarebbe andato a soccorrere la vedova Sgroi.
Qualche giorno dopo il piccolo Gianni, che aveva fatto carriera da militare, tornò con l’accento trevigiano. Aveva ormai trentatrè anni e il mestiere lo aveva segnato: gli occhi scavati dalla tristezza di chi aveva visto molto dolore, la divisa di chi sogna di poter alla sera tornare a casa sua e invece dorme in caserma. Gianni invece era sposato, aveva due splendidi figli e un buon posticino come infermiere all’ospedale Vittorio Emanuele, non si lamentava.

La vedova Sgroi, si scoprì dopo un po’, era molto malata e non avrebbe superato l’anno.

Il piccolo Gianni dunque implorò Gianni di starle vicino e di aiutarli: fu quella la croce del piccolo Gianni, nato la notte del 24 Dicembre di 33 anni fa. Stettero insieme spesso durante quell’anno, quando capirono che in fondo la vita è una ruota e gira un po’ per tutti.
Poi la Signora Sgroi li lasciò ancora giovane, con un ritardo di poche ore, ossia il 25 dicembre.

Via Umberto, Catania, 2016

Papà, papà è arrivata la cesta di Gianni! Miii quante cose buone! Tu leggi il biglietto che io la inizio a scartare.

diceva Lorena, la figlia minore di Gianni.

Puntuale come ogni anno arrivò la cesta del piccolo Gianni da Treviso:

Caro, che questo pensiero possa ricordarti quanto ti stimo e quanto ti voglio bene.
Un sereno Natale a te e alla tua splendida famiglia.

Gianni Sgroi.

Gianni sorrise, guardò la sua famiglia nell’atto di scartare la cesta e disse fra sé e sé che la ruota gira per tutti e che in fondo quella cesta ogni anno lo aiutava ad essere grato per quello che aveva.

Questo pensiero era il regalo più bello, ed era del suo (ormai) amico Gianni.

 

 

 

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