pasqua pachinese

La Pasqua più a sud d’Italia è a Pachino

A Pachino la Pasqua prevede una serie di eventi e riti che nel loro insieme costituiscono un vero e proprio tesoro della tradizione tramandato fino ai nostri giorni di generazione in generazione con amore e fervore religioso.

fonte articolo: Sudestsicilia
A Pachino si celebra la Pasqua più a sud d’Italia per via della posizione geografica del paese che si trova appunto all’estremmo sud della sicilia.
La Pasqua pachinese festa ricca di tradizioni sacre e folkloristiche, ed è sicuramente una delle festività più sentite dai cittadini.

La Domenica delle Palme

L’inizio dei festeggiamenti ha luogo per la “Domenica delle Palme”, durante la quale si svolgono processioni cittadine e in cui partecipanti recano in mano rametti di palma e di olivo per commemorare l’entrata di Cristo a Gerusalemme.
La Processione terminerà presso la Piazza Vittorio Emanuele con la solenne benedizione dei rametti di olivo e palma a cui seguirà una solenne Celebrazione Eucaristica in Chiesa Madre, con cui si commemorano le ultime ore di vita di Cristo.

Inizio della “Simana” Santa

Il lunedì successivo alla Domenica delle Palme,

dal Lunedì al Mercoledì la gente ne approfitta per confessarsi e “Pulire l’anima dai peccati” in occasione della Pasqua; nelle varie parrocchie si svolgono “Via Crucis” private e Cenacoli di Preghiera. Una vecchia poesia pachinese chiamata “A Simana Santa” (comune ad altre recitate in Provincia di Siracusa) commemora la “Settimana Santa” con questi versi.

 

Siciliano

 

“Lu Lunniri si cianci pi tutta la simana

lu Martiri accumenzunu li lutti

lu Mercuri si fa la Quarantana

Joviri si firrianu li Sipulcri

lu Venniri ri lignu la campana

lu Sabbatu Maria ni ciama a tutti

Ruminica **Gesuzzu n’Celu p’acciana

pi sarvarni re peni e ri li curpi”.

 

Italiano

 

“Dal Lunedì si piange per tutta la settimana

il Martedì incominciano i lutti

il Mercoledì si fa la *Quarantana

Giovedì si visitano i Sepolcri

il Venedrì di legno è la campana

il sabato Maria chiama a tutti noi

Domenica Gesù in cielo sale

per salvarci dalle pene e dalle colpe”.

 

* Sono le “Ultime 40 ore di vita di Cristo”;

 

** il termine “Gesuzzu” è un vezzeggiativo tipico siciliano in cui nella parte finale del nome dei ragazzi si aggiunge il suffisso “Uzzu” nella parte finale es “Vastianuzzu” che significa “Sebastianuccio”.

 

Il Mercoledì nelle chiese di Pachino vengono preparati i “Sepolcri”; composizioni allegoriche (per la maggior parte infiorate) che ricordano l’ “Ultima Cena di Gesù Cristo”, dove nacque il rito dell’ “Eucarestia” con il quale verranno perdonati tutti i peccati terreni. Attorno ai “Sepolcri” vi sono i “Lavurieddi” (o “Lauri”) che sono composizioni fatte con germogli di grano di color bianco, colorazione assunta dalle piantine poichè esse vengono fatte crescere in assenza di luce solare; queste originali composizioni rappresentano “La sconfitta della Morte da parte di Gesù Risorto”.

 

Il “Giovedì Santo”; “U Giru re Sepulcri”

 

Il “Giovedì Santo” durante la Messa serale si svolge di sera la cosiddetta “Lavata dei Piedi” (atto con il quale Gesù con grande umiltà si metteva al servizio del prossimo). Dopo la Messa, attorno ai “Sepolcri”, vi si svolgono veglie di preghiera per ricordare “L’Ultima Cena” di Gesù. Nel frattempo molti pachinesi visitano le chiese per ammirarne i “Sepolcri” compiendo così per tutta la serata il cosiddetto “Giru re Sepulcri” per le chiese pachinesi, mentre i gruppi ecclesiastici celebrano “L’Ultima Cena”, L”Agonia di Cristo nell?Orto degli Ulivi”, “Il Tradimento di Giuda” e la “Cattura di Cristo” con solenni veglie cantate. Nel frattempo “S’attaccanu li campani” e al loro posto vengono suonate per tutto il “Venerdì Santo” le cosiddette “Troccule” o “Battole” chiamate popolanamente “Tric – Trac” (parola onomatopeica data a questa specie di cimbali lignei per via del loro rumore cupo).

 

Il “Venerdì Santo”; “La Tromba”, “I Misteri” e “U Lamientu”

 

Nella notte tra il “Giovedì Santo” e la mattina del “Venerdì Santo”, la cittadinanza pachinese viene svegliata dallo scrosciante rullio di tamburi e dal grave suono della “Tromba”, che viene suonata per avvisare simbolicamente la gente della “Cattura e Condanna di Gesù a Morte”.

 

Dopo questa toccante processione notturna, per l’intera giornata la cittadinanza pachinese (specie gli anziani e tutti coloro sono radicati alle tradizioni popolari) digiuna compiendo il cosiddetto “Trapassu “; mentre è ancora usanza recitare i “Misteri Dolorosi del Santo Rosario” alle tre di pomeriggio (ora un cui morì “Gesù Cristo”).

 

Alle quattro di pomeriggio, presso la Chiesa Madre si svolge la “Liturgia dell’Adorazione della Croce”, dove viene letta per intero dal Vangelo “La Passione di Gesù Cristo” e commemorate così le strazianti pene che patì “Cristo inchiodato sulla Croce”. Al termine della funzione vi è la deposizione di “Cristo” nel “Cataliettu” o “Vara”.

 

Dopodichè partirà la “Processione dei Misteri”; prima uscirà il Simulacro dell’ “Hecce Homo”. Il busto raffigurante il “Cristo alla Colonna” viene messo su un monumentale Fercolo avente il baldacchino chiuso da un vetro e fatto uscire dalla Chiesa Madre del Santissimo Crocifisso (portato dai fedeli della Chiesa Madre). Dopodichè uscirà “U Cataliettu”, ossia il Fercolo contenente il “Cristo Morto” (portato dai muratori). Infine uscirà il Simulacro della “Madonna Addolorata”, che seguirà il “Figlio Morto” per le vie della città pachinese (portato dalle “Figlie dell’Addolorata”).

 

I pachinesi, non appena vedono la statua che raffigura l’ “Hecce Homo”, la salutano con applausi accorati e con segni di “Croce”, poichè è considerato come “Il Protettore di Pachino”; ma vi è anche una fervente devozione verso il “Cristo Morto” e per la “Madonna Addolorata”. Molta gente sensibile, nel vedere questi tre Simulacri, non può far altro che commuoversi.

 

I fedeli che seguiranno questa Processione sono tantissimi, visto che provengono oltre che da Pachino, anche dalla vicina Marzamemi e talvolta anche da Portopalo di Capo Passero.

 

La Processione diviene man mano più toccante poichè vi la recita di numerose poesie, preghiere e canzoni dialettali ispirate alla “Morte di Cristo”, tra cui vi è il cosiddetto “Lamientu”, una serie di nenie funebri recitate in dialetto pachinese che descrivono musicalmente la “Passione e Morte di Cristo” mediante un canto che simula urla piuttosto strazianti che mette i brividi a chi non lo ha mai sentito. Uno di questi “Lamient” dice;

 

Siciliano

 

“Spinciu l’uocci e taliu supra nu munti

e visti a Cristu a la Cruci tinnenti

na li manuzzi avia ru’ ciova spunti

‘ncurunatu era ri spini pungenti

lu veru sangu suratu a la frunti

‘ccu lati aperi e ciumi correnti.

O piccaturi comu ci la spunti

lu cori l’hai ri petra e n’ti ni pienti!!!

Cianciemu cu lu cuori e cu la menti

a ‘ddu povuru Cristu ‘Nniputenti “.

 

Italiano

 

“Sposto gli occhi e guardo sopra un monte

e guardai a Cristo appeso sulla Croce

nelle mani aveva due chiodi pungenti

incoronato era di spine pungenti

il vero sangue sudato sulla fronte

che colava di lato come un fiume corrente.

O peccatore che scusa hai ora

il cuore ce l’hai di pietra e non ti ne penti!!!

Piangiamo con il cuore e con la mente

al povero Cristo Onnipotente”.

 

La Processione girerà per la città fino a tarda notte, accompagnata da una folla di giovani e no che si fa sempre crescente, che dà così onore al “Cristo Morto” e alla “Madonna Addolorata”.

Dopo un lungo giro, la Processione rientra in Chiesa Madre salutata dagli scroscianti applausi della gente. Nonappena i tre Simulaci rientrano in Chiesa, si svolge la “Deposizione di Gesù nel Sepolcro”, funzione molto commovente con cui la statua del “Cristo Morto” viene tolta dal “Cataliettu”, posta in un lenzuolo e conservata fino al prossimo “Venerdì Santo”.

Il “Sabato Santo”; “A Risuscita”

La giornata del “Sabato Santo” appare tranquilla, la gente di Pachino non fa altro che andare presso le bancarelle poste presso la Piazza Vittorio Emanuele oppure pensa già a celebrare i solenni festeggiamenti del giorno successivo, fino a quando a serata inoltrata vi è nelle chiese la cosiddetta “Risuscita”, ossia la cerimonia con cui si commemora la “Resurrezione di Cristo”.

La notte del “Sabato Santo” in tutte le chiese di Pachino (specialmente nella Chiesa Madre) viene celebrata la “Messa di Resurrezione” per celebrare “Il Ritorno di Cristo vincitore della Morte”; dopo il “Gloria” apparirà così il “Cristo Risorto” dalla morte e al grido di “Crisci Ranni!!!” tutti i bimbi neonati vengono sollevati verso il “Cristo Vincitore delle tenebre”. Ora si possono sciogliere le campane, che suoneranno nella notte rendendo surreale l’atmosfera e svegliando così l’intera cittadina pachinese che il “Signore è tornato vincitore dall’oscurità della morte”. Un tempo al suono delle campane la gente usava aspergere con acqua e sale i pianerottoli delle loro case e vibrare contro i muri della casa e sui letti dei bastoni urlando la frase “Vatinni mala fruscula!” per scacciare così gli spiriti maligni.

 

La Domenica di Pasqua: “A Paci”

La “Domenica di Pasqua” è il giorno più allegro della Pasqua celebrata a Pachino. Dopo la solenne Messa mattutina consacrata al “Cristo Risorto”, alle 11 inizia il corteo processionale che farà in modo che il “Cristo Risorto” e la “Madonna Addolorata” possano riabbracciarsi. Nella piazza centrale della città a mezzogiorno preciso viene finalmente celebrata la “Paci”; vengono fatte “incontrare” le Statue raffiguranti rispettivamente “Gesù Risorto” e “Maria Addolorata” con un rito molto commovente che rappresenta “L’abbraccio della Vergine a suo Figlio”, che ritorna trionfalmente “Vincitore” dall’oscurità della morte e del male. Il tutto avviene tra le urla di gioia e lo scrosciante applauso di tutti i pachinesi, che per l’occasione fanno la “Paci” scordando torti e liti passate nel nome della “Resurrezione di Cristo”.

Il “Lunedì dell’Angelo” (Pasquetta), i pachinesi usano andare insieme ad amici o parenti o in campagna, o nella frazione marinara di Marzamemi o presso Portopalo di Capo Passero. Molti di loro non disdegnano però passarla in altre zone turistiche del siracusano o del ragusano (tra le quali citiamo Siracusa, Noto, Ispica, Santa Maria del Focallo, Pozzallo, Modica, Scicli, Ragusa e le loro rispettive frazioni marinare) o del catanese.

Per la “Domenica di Pasqua” e la “Pasquetta” è usanza anche pranzare e cenare con i seguenti piatti tipici; “Lolli” (una specie di pasta fresca simile a delle tagliatelle condita prevalentemente con sugo di salsiccia), “Scacciati” (focaccia ripiena di capperi, erbe aromatiche e filetti di anguille o murene), “Mpanati” farcite in vari gusti, “Ghiotta di Vavaluci” (lumache di terra), “Cassateddi” (calzoni simili alle impanate farciti con ricotta dolce) e “Cuddureddi cini”, (biscotti a forma di ciambella farciti con mostarda d’uva).

 

 

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