Marzamemi

Marzamemi: la grotta di Calafarina

Marzamemi custodisce un tesoro secondo le leggende popolari

Posta nella zona calcarea tra Marzamemi e Portopalo di Capopassero,  la grotta di Calafarina è stata oggetto di studio di archeologi e storici di grande valore, come ad esempio Paolo Orsi.
La grotta preistorica è diventata famosa per una leggenda della tradizione popolare di Marzamemi e dintorni, che incuriosisce ancor oggi i turisti o chiunque ne venga a conoscenza.
La leggenda parla di una principessa in fuga durante l’ultima resa degli Arabi ai Normanni, nel 1901: questa dopo la morte del consorte, l’emiro Ben-Avert, si rifugiò nell’allora cittadella fortificata di Noto, che pareva essere l’ultimo baluardo islamico in Sicilia dopo l’avanzata di Ruggero D’Altavilla.

Si racconta che in uno di quei giorni di estrema resistenza, un dignitario suggerì alla principessa di abbandonare la fortezza di Noto, portando con sé  gli oggetti più preziosi per fuggire in Oriente.
Infatti, non appena l’assedio sembrò lasciare uno spiraglio di tregua, gli Arabi organizzarono la fuga della principessa con un lungo seguito di dame di compagnia e servi, più cento muli carichi di ricchezze, verso la costa africana.
Il momento era molto critico: le navi arabe erano pronte a salpare dalla spiaggia di Marzamemi mentre a largo si intravedevano le imbarcazioni normanne.
A quel punto la regnante decise di lasciare il suo tesoro nell’Isola affinché non cadesse in mano dei nemici e il nascondiglio fu proprio la grotta di Calafarina.

A difendere i forzieri, un gruppo di decine se non centinaia di schiavi armati e nei quali la regnante riponeva cieca fiducia.

Non passò molto da quando i Normanni seppero del tesoro e del manipolo di soldati posti a guardia della caverna. Lì si scatenò la furia dei seguaci di Ruggero: una quantità smisurata di freccie scesero a pioggia contro gli Arabi, che si dice perissero tutti. A questo punto la storia si offusca. Forse furono i superstiti dell’attacco nemico, o altri compatrioti sfuggiti all’assedio della cittadella, in ogni caso pare che qualcuno tra gli Arabi sopravvissuti celebrasse un rito magico proprio nella grotta di Calafarina: i corpi straziati di coloro che morirono per custodire il tesoro della principessa sarebbero risorti ogni volta che qualcuno si fosse introdotto nell’antro per scovare la fortuna regale. Pare che mai più nessuno si sia avventurato nella parte più nascosta della grotta per non incorrere nella maledizione. Difatti, si racconta, che gli ambasciatori della principessa, giunti per recuperare il tesoro, fossero stati massacrati dagli spettri, posti ancora oggi a guardia del bottino.

 

 

 

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