Made in Italy venduto negli USA? Molti prodotti sono falsi

Made in Italy: per contrastare i marchi fasulli, il regista Muccino realizza uno spot pubblicitario da trasmettere negli Usa

Per parlarvi di questo argomento, a noi molto caro, prendiamo spunto da un articolo interessantissimo pubblicato da Italia in prima pagina, che potete leggere qui.

Questo spot è in onda dall’8 dicembre nei canali televisivi americani e mira a creare un’informazione corretta sul Made in Italy, in paesi dove moltissimi marchi si spacciano per italiani o dove ancora la nostra straordinaria cultura culinaria non è arrivata, come  Texas, Illinois, New York e California.

Il video era atteso. Un po’ perché doveva rappresentare la punta di diamante del piano per aggredire la grande distribuzione negli States. Ma soprattutto perché attraverso questa iniziativa il governo punta a contrastare i prodotti tarocchi che monopolizzano il mercato americano. L’italian sounding – 60 miliardi di valore in tutto il mondo – negli Stati Uniti detta legge. Fra i formaggi «italiani» venduti a casa dello zio Sam il 99 per cento sono falsi.

dice l’articolo, e questi prodotti falsi vanno a danneggiare una parte importantissima della nostra economia!

Il giornalista Attilio Barbieri poi continua, “infierendo” su un argomento a noi ancora più caro, il chilometro zero:

Ma proprio qui si verifica il paradosso: il made in Italy raccontato agli americani dallo spot di Muccino è quello a chilometri zero. La farina impastata a mano, i salumi stagionati in locali che non si vedono più da decenni e che le Asl farebbero chiudere al primo sopralluogo. Immagini molto vicine alle tradizioni contadine di un’Italia che oramai esiste quasi soltanto in fotografia. Il regista (e gli autori) dello spot non hanno sbagliato: quel che raccontano rappresenta alla perfezione l’idea delle nostre tradizioni alimentari. Ma non combacia con la realtà dell’industria italiana del cibo, salubre ma asettica nei processi. Sicura ma un po’ troppo plastificata.

E’ proprio leggendo queste parole che ci riempiamo di orgoglio: lungi dal voler essere autoreferenziali, abbiamo il dovere nel rispetto dell’accurato (e faticoso) lavoro che svolgiamo di sottolineare che la nostra azienda non si può annoverare fra quelle citate da Barbieri.
Siamo orgogliosi del fatto che la nostra produzione avvenga indoor (proprio all’interno dei nostri stabilimenti); ci vantiamo delle proprietà della nostra terra e delle delizie che ci offre.

Senza sconfinare ulteriormente nell’autoreferenziale, la qualità del nostro lavoro si può solo assaporare, ma oggi faremo una piccola eccezione, facendovela vedere:

operaio campisi

 

Questo è uno dei nostri operai nell’atto di inscatolare manualmente uno dei nostri prodotti.

pomodori

Questa invece è una foto rubata nel nostro stabilimento di Pachino, che si trova a circa un chilometro dal nostro punto vendita più conosciuto, quello di Marzamemi.
La prova del nove, però, potete averla soltanto assaggiando i nostri prodotti.
Per questo motivo, vi consigliamo di visitare il nostro e-commerce su www.campisiconserve.it.

 

 

 

 

 

 

 

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